Il matrimonio
Sono andata a trovare i genitori di Gustavo (nome simpatico).
“Ciao Erika. Pensiamo che il 22 Marzo sia un buon giorno per il matrimonio: è un sabato ed è già primavera (ma arriva il 21!).
Abbiamo 4 settimane per organizzare tutto. Cosa dici?”
Non avevo ancora pensato di sposarmi. Mancano quattro settimane. Che culo!.
Direi che potrebbe andar bene. Gustavo lo sa?
“Diglielo tu cara. Sarà una bella sorpresa”.
Non rispondo. Apro la bocca ma non esce alcun suono. Ho qualche conato di vomito; ma neanche lui vuol venir fuori. Meglio per tutti.
Ma sono tutti fuori di testa!
Beh anch’io non brillo però! Prima o poi voglio fare un test per valutare il mio Q.I.
Penso alle pubblicazioni (basterà un mese?), al vestito da sposa, alle partecipazioni, al pranzo (merenda o cena?), ai testimoni (andranno a cercarli in tribunale!) , alla Chiesa, al Prete.. Dove andremo ad abitare?....
“Erika cara. La nostra non è una decisione avventata. Ci lavoriamo già da qualche mese. Abbiamo pensato noi a tutto. Tu lavori e non volevamo crearti problemi e preoccupazioni.
Cominciamo con ordine:
le pubblicazioni? Fatto
le partecipazioni? Idea fantastica! (non riesco a immaginare). La mamma (la suocera detta mamma) ha chiesto ai suoi alunni (insegna in una scuola elementare) di disegnare scene di matrimonio su cartoncini che avevamo preparato. Vogliamo che anche quelli siano una sorpresa (avrei preferito le figurine dei Puffi)
Per quanto riguarda i testimoni abbiamo informato lo zio Felice (Felice un cazzo!) e la zia Clementina (evanescente anoressica!) Vi vogliono così bene!
La Chiesa. Crediamo che l’eremo di San Pancrazio sia perfetto, immerso nella campagna.
Perfetto per cosa? Sono circa 150 Km di strada e gli ultimi due chilometri non sono asfaltati; la strada è impervia ed è immerso in una campagna di profumi.. di merda, dato che confine con un mega allevamento di bovini.
Il prete, se è lo stesso che incontrai 2 anni fa durante un meraviglioso pic-nic allietato da nuvolette di mosche e mosconi di merda nutriti, cosa dire? Era già, poveretto, compromesso da un recente ictus che a parte la deambulazione incerta anche la favella era così e così. Ma sarà certamente migliorato!
Per il pranzo abbiamo contattato il rifugio “al caprone” che è a poco più di 2 chilometri e ha già dato la sua disponibilità ad allestire un buffet sul sagrato della Chiesa. Figli e nipoti saranno a disposizione degli ospiti. Non mancheranno, sappiamo che a te piacciono tanto, le fettuccine alla bolognese. Ci hanno assicurato che ne ordineranno in abbondanza dai loro fornitori.
Credo che il mio cervello avesse chiuso in maniera irreversibile la capacità di capire e memorizzare per cui annuivo con un sorriso ebete e imbecille illudendomi, ma finii quasi per crederci, di essere ricoverata in un letto di terapia intensiva e di avere allucinazioni a causa della terapia e del coma. Il “Caprone” è una schifezza di bettola di montagna abitata dal proprietario (il caprone), dalla moglie (figura mitologica metà cinghiale e metà muflone) e dai figli (meglio non definirli). I nipoti? Mai visti. Ma se fanno pendant con il resto della famiglia non oso immaginarli.
Ti chiederai… e il vestito da sposa? (me lo ero già chiesto). Sorpresa!
Tu sai che hai quasi la stessa taglia di Pina.
In effetti la chiamavamo PInova, proprio come la mela: pelle giallo/verde con sfumature rosse, accompagnata da una polpa non proprio compatta, data l’età ma soprattutto il peso, succosa (forse per il marito o quello che resta di lui), prevalentemente acida. Almeno una taglia in più.
La sarta l’ha già messo in prova. Ti aspetta. Vedrai che figurone.
Ero proprio allo stremo. Ma le sorprese non erano ancora finite.
Rimane la casa.
Qualche piccolo sforzo e voilà il nido è pronto.
Non avevo alcuna idea di quale casa parlassero. Per un attimo avevo pensato che avessero acquistato un piccolo appartamento. Ma la mia supposizione era solo frutto del mio basso e insufficiente Q.I.
E’ la casa di Evaristo.
Evaristo detto Arista per l’assonanza, e non solo, col maiale.
La ricordo. E’ la casa di un vecchio fratello vedovo del nonno di Gustavo (la moglie aveva preferito la morte a quella vita). Si trova a cinque chilometri dal paese. Era ed è una dependance di una corte, ormai abbandonata. Decorosa nella sua spartanità e semplicità. Tre locali: ingresso cucina soggiorno, camera da letto, bagno. Fantastica!
Ricordo il cattivo odore (ma baserebbe arieggiare); il bagno alla turca (ma quello si può cambiare e poi cos’hanno i turchi che non va?); la stanza da letto ( basta cambiare il letto il comò e l’armadio);e poi sostituire la cucina a legna con una a gas (la bombola a gas può alloggiare all’esterno). In soggiorno basta mettere un divano, un tavolo, delle sedie, una credenza, un mobiletto per il televisore. Cosa vuoi di più dalla vita? Avrei preferito un lucano.
Non mi rimaneva che informare Gustavo.
Mi scosse un forte e improvviso rumore che mi svegliò di soprassalto. Ero come confusa, stordita, spaesata.
Dove mi trovavo?
Vidi materializzarsi davanti a me Gustavo che con una voce sempre più distinta mi parlava.
Su svegliati! Abbiamo tante cose da fare.
Domani ci sposiamo!
Non ricordo più nulla. Mi hanno detto che Gustavo è stato ricoverato per un trauma maxillo facciale forse causato da una brutta caduta sul tavolinetto di cristallo vicino al divano che gli ha causato un trauma cranico, una frattura dello zigomo e delle ferite profonde alla faccia. Dicono di avermi sentito gridare.
Mi hanno trovata seduta inerme sul divano con un posacenere in mano insanguinato.
Il matrimonio è stato rimandato, annullato?
Sono così confusa!
“Ciao Erika. Pensiamo che il 22 Marzo sia un buon giorno per il matrimonio: è un sabato ed è già primavera (ma arriva il 21!).
Abbiamo 4 settimane per organizzare tutto. Cosa dici?”
Non avevo ancora pensato di sposarmi. Mancano quattro settimane. Che culo!.
Direi che potrebbe andar bene. Gustavo lo sa?
“Diglielo tu cara. Sarà una bella sorpresa”.
Non rispondo. Apro la bocca ma non esce alcun suono. Ho qualche conato di vomito; ma neanche lui vuol venir fuori. Meglio per tutti.
Ma sono tutti fuori di testa!
Beh anch’io non brillo però! Prima o poi voglio fare un test per valutare il mio Q.I.
Penso alle pubblicazioni (basterà un mese?), al vestito da sposa, alle partecipazioni, al pranzo (merenda o cena?), ai testimoni (andranno a cercarli in tribunale!) , alla Chiesa, al Prete.. Dove andremo ad abitare?....
“Erika cara. La nostra non è una decisione avventata. Ci lavoriamo già da qualche mese. Abbiamo pensato noi a tutto. Tu lavori e non volevamo crearti problemi e preoccupazioni.
Cominciamo con ordine:
le pubblicazioni? Fatto
le partecipazioni? Idea fantastica! (non riesco a immaginare). La mamma (la suocera detta mamma) ha chiesto ai suoi alunni (insegna in una scuola elementare) di disegnare scene di matrimonio su cartoncini che avevamo preparato. Vogliamo che anche quelli siano una sorpresa (avrei preferito le figurine dei Puffi)
Per quanto riguarda i testimoni abbiamo informato lo zio Felice (Felice un cazzo!) e la zia Clementina (evanescente anoressica!) Vi vogliono così bene!
La Chiesa. Crediamo che l’eremo di San Pancrazio sia perfetto, immerso nella campagna.
Perfetto per cosa? Sono circa 150 Km di strada e gli ultimi due chilometri non sono asfaltati; la strada è impervia ed è immerso in una campagna di profumi.. di merda, dato che confine con un mega allevamento di bovini.
Il prete, se è lo stesso che incontrai 2 anni fa durante un meraviglioso pic-nic allietato da nuvolette di mosche e mosconi di merda nutriti, cosa dire? Era già, poveretto, compromesso da un recente ictus che a parte la deambulazione incerta anche la favella era così e così. Ma sarà certamente migliorato!
Per il pranzo abbiamo contattato il rifugio “al caprone” che è a poco più di 2 chilometri e ha già dato la sua disponibilità ad allestire un buffet sul sagrato della Chiesa. Figli e nipoti saranno a disposizione degli ospiti. Non mancheranno, sappiamo che a te piacciono tanto, le fettuccine alla bolognese. Ci hanno assicurato che ne ordineranno in abbondanza dai loro fornitori.
Credo che il mio cervello avesse chiuso in maniera irreversibile la capacità di capire e memorizzare per cui annuivo con un sorriso ebete e imbecille illudendomi, ma finii quasi per crederci, di essere ricoverata in un letto di terapia intensiva e di avere allucinazioni a causa della terapia e del coma. Il “Caprone” è una schifezza di bettola di montagna abitata dal proprietario (il caprone), dalla moglie (figura mitologica metà cinghiale e metà muflone) e dai figli (meglio non definirli). I nipoti? Mai visti. Ma se fanno pendant con il resto della famiglia non oso immaginarli.
Ti chiederai… e il vestito da sposa? (me lo ero già chiesto). Sorpresa!
Tu sai che hai quasi la stessa taglia di Pina.
In effetti la chiamavamo PInova, proprio come la mela: pelle giallo/verde con sfumature rosse, accompagnata da una polpa non proprio compatta, data l’età ma soprattutto il peso, succosa (forse per il marito o quello che resta di lui), prevalentemente acida. Almeno una taglia in più.
La sarta l’ha già messo in prova. Ti aspetta. Vedrai che figurone.
Ero proprio allo stremo. Ma le sorprese non erano ancora finite.
Rimane la casa.
Qualche piccolo sforzo e voilà il nido è pronto.
Non avevo alcuna idea di quale casa parlassero. Per un attimo avevo pensato che avessero acquistato un piccolo appartamento. Ma la mia supposizione era solo frutto del mio basso e insufficiente Q.I.
E’ la casa di Evaristo.
Evaristo detto Arista per l’assonanza, e non solo, col maiale.
La ricordo. E’ la casa di un vecchio fratello vedovo del nonno di Gustavo (la moglie aveva preferito la morte a quella vita). Si trova a cinque chilometri dal paese. Era ed è una dependance di una corte, ormai abbandonata. Decorosa nella sua spartanità e semplicità. Tre locali: ingresso cucina soggiorno, camera da letto, bagno. Fantastica!
Ricordo il cattivo odore (ma baserebbe arieggiare); il bagno alla turca (ma quello si può cambiare e poi cos’hanno i turchi che non va?); la stanza da letto ( basta cambiare il letto il comò e l’armadio);e poi sostituire la cucina a legna con una a gas (la bombola a gas può alloggiare all’esterno). In soggiorno basta mettere un divano, un tavolo, delle sedie, una credenza, un mobiletto per il televisore. Cosa vuoi di più dalla vita? Avrei preferito un lucano.
Non mi rimaneva che informare Gustavo.
Mi scosse un forte e improvviso rumore che mi svegliò di soprassalto. Ero come confusa, stordita, spaesata.
Dove mi trovavo?
Vidi materializzarsi davanti a me Gustavo che con una voce sempre più distinta mi parlava.
Su svegliati! Abbiamo tante cose da fare.
Domani ci sposiamo!
Non ricordo più nulla. Mi hanno detto che Gustavo è stato ricoverato per un trauma maxillo facciale forse causato da una brutta caduta sul tavolinetto di cristallo vicino al divano che gli ha causato un trauma cranico, una frattura dello zigomo e delle ferite profonde alla faccia. Dicono di avermi sentito gridare.
Mi hanno trovata seduta inerme sul divano con un posacenere in mano insanguinato.
Il matrimonio è stato rimandato, annullato?
Sono così confusa!