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Sogno


In Chiesa, in una Chiesa, in una Chiesa qualunque.

Avvolta da una pace misteriosa senza tempo.
Seduta immobile ascolto il fruscio del silenzio che come un canto delle sirene attrae e inquieta.
Sola.
Nessuno che possa ascoltare i miei pensieri, sentire il mio tormento.
Mi accosto al confessionale. Ne vengo inghiottita. Il legno odora di dolori, angosce, rimpianti e rimorsi, peccati e pentimenti.
Non sono qui per pregare o chiedere aiuto ma per dialogare col silenzio e l’invisibile.
Ho una conoscenza di me caotica e non voglio scrutare nella mia vita, né avere più coraggio per vivere o morire.
Ho lasciato Marco.
E’ successo all’improvviso. “Noi dobbiamo separarci” avevo detto, ma con l’intenzione di parlarne. Non ne abbiamo parlato e ci siamo separati.
Ora ho la libertà della solitudine.
La sua presenza da tempo mi infastidiva. Ero diventata irrequieta, irritabile e insofferente.
Il semplice contatto delle sue mani o del suo viso mi procurava un dolore fisico. Mi ritiravo al sicuro come una chiocciola.
La sua vita era a me estranea. Il suo vivere in casa ingombrante e inespressivo. Presente ma lontano, esisteva solo per pochi istanti.

Mi disse un giorno: “Prendi la mia mano e accarezzati il volto. Voglio rimetterne insieme tutti i particolari, descriverti dettagliatamente”
Fu una commozione per me; ma non riuscii. “Non posso adesso. Devo rimescolare il riso per non farlo attaccare”.
Ricordo ancora la sua mano delusa e il mio riso che comunque si attaccò al fondo della pentola.

“Forse avremo dovuto parlarne”

La sua voce arriva sussurante dall’altra parte del Confessionale.

Abbiamo preteso che ciascuno di noi sentisse i silenzi dell’altro.
Il silenzio è silenzio e non sentirlo è stato un alibi amaro e colpevole.
Io sono io. Tu sei tu.
Noi non siamo più noi.
Il non condividere adesso mi tormenta. La casa vuota di te mi strazia.
Un naufragio.
Penso a quello che non ho e che è andato perduto e me ne lamento.
Le cose vanno come vanno. Siamo noi artefici del movimento?
Abbiamo giocato ignorando le regole del gioco e abbiamo perso tutto.
Rimane la solitudine della libertà, la vita confusa, il dolore ingovernabile.
Non riesco a raggiungerti.

A fatica mi libero del confessionale e mi accascio sulla prima panca accanto.
In un crescendo la marcia nuziale si sovrappone al canto delle sirene che si inabissano nei miei pensieri.
La Chiesa, a mia insaputa, si è riempita.
Il brusio annienta il fruscio del silenzio.
Ecco la sposa che percorre lentamente la navata scivolando come sospesa all’altare. Lì, lo sguardo solare dello sposo l’accoglie illuminandola.

Parole e canti si mescolano senza che io possa distinguere le une dagli altri.

Qualcosa comunque arriva veicolata da un binario morto alle mie orecchie:

… se dunque è vostra intenzione unirvi in Matrimonio, datevi la mano destra.

Io, Marianne prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

Io, Marco prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

..l’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.

…l’anello che porteranno come simbolo di fedeltà li richiami continuamente al vicendevole amore.

Il suono assordante dell’organo mi spinge fuori dalla Chiesa. A fatica riesco a spostare il mio corpo pesante che a passi lenti si avvia lungo una strada leggermente in salita, sempre più polverosa e angusta che finisce ai piedi di una scalinata stretta, buia e ripida. In cima, un bimbo seduto sull’ultimo gradino perso nei suoi sogni.
Si volta verso di me.

“Ti aspettano per il taglio della torta. Il pranzo è finito”.

Mi giro. Un muro di volti assenti e silenziosi si frantuma.
Precipito. Grido in silenzio.
Cado sulle braccia di Marco.

Apro gli occhi. La sua faccia ancora addormentata verso di me; la sua mano sulla mia guancia.
La sveglia sta per suonare.
Gli prendo la mano.
Si sveglia.
Sorrido rassicurata. Chiudo gli occhi.
Sento muoverlo, andare in bagno, prepararsi.

“Ciao. Io vado”.
“Ti stavamo aspettando per il taglio della torta”, dice allontanandosi.

Quale torta? Ricordati di …..
La porta si chiude!
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