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La nuit de noces (elle)

La festa è stata bellissima, impegnativa e lunga.
Abbiamo ballato, parlato con tutti. Ho lanciato il bouquet. Ho colpito la Pina che solo un candidato alla santità e castità con perdita dell’olfatto potrebbe essere spinto a sposarla.
Giro di ringraziamenti e saluti.
Tutto come previsto.
Sono esausta, contenta e soddisfatta; ma un po’ affamata.
Preferirei mettermi a tavola piuttosto che sotto le lenzuola. Ho trovato qualche confetto e dei crackers che mi hanno in parte placato.
Finalmente a letto, spero in una bella dormita.
Mi viene in mente “la prima notte di nozze” (o la sposa novella) il grande quadro di Giovanni da San Giovanni alla Galleria Palatina: il marito a letto a braccia tese invita la novella sposa, timida con le guance rosse. Ma a letto adesso ci sono io.
Sorrido.
Si apre la porta del bagno: appare l’ispettore Callaghan (gli manca la 44 magnum che forse crede di avere).
Risponde con un sorriso al mio (ma io sorridevo per il quadro!)
Si infila nel letto. Le sue mani cominciano a interrogarmi. Cerco di avvalermi della facoltà di non rispondere.
Non è facile. A modo suo è molto abile.
Le zanzare mi vengono in aiuto. Mi tocca schiaffeggiarmi per eliminarne una. Piccola tregua. Devo approfittarne.
Ma non è stanco e contento pure lui?
Ma il dovere è dovere. L’ispettore non può mollare. Qualche colpo di tosse. Pausa per un sorso d’acqua. Mi giro per prendere il bicchiere sul comodino. Errore!
Vengo placcata.
Giravolta spaziale. Siamo vis a vis di fianco.
Situazione di stallo.
Infilo il ginocchio tra le sue gambe.
Passo la mano libera tra i suoi capelli e incomincio il racconto del giorno più bello.
Parto dalla cerimonia in Chiesa, continuo con la commozione dei testimoni. La parola testimoni risveglia in lui l’investigatore. Ha un sussulto. Poi un mugolio. Mi vengono in aiuto gli invitati che non volevamo invitare. L’argomento lo irrita un po’ e smorza quello che c’era da smorzare.
Passo subito alle cose piacevoli da fare l’indomani. Le endorfine annientarono gli ormoni. “Era da tempo che desideravo abbandonarmi inerte tra le tue braccia”. “Anch’io” risponde.
Si quieta. La presa si fa più dolce. Molla rassegnato la 44 magnum. Mi accarezza la guancia. Si ammorbidisce come un peluche. Felici mano nella mano ci addormentiamo.
Copyright © 2026 Ignazio Vandea
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